17.10.17

La vicina di soffitta

La signora che abita nella antica soffitta vicino alla mia, va al lavoro in macchina, variabile ordinaria. 
Il suo posto di lavoro è dietro casa, variabile difettosa. Talmente dietro casa che, se si affaccia dalla finestra del bagno con la finestra tonda, puó controllare se ha dimenticato la borsa della spesa sulla scrivania. E comunque a piedi sarebbe più veloce. 

Ma lei, di veloce, fa solo la spesa, un take away all'americana, che non le tocca fare chiacchiere inutili sul tempo e le tasse. 
Sta in macchina, e scende quel secondo frettoloso davanti al panettiere e al fruttivendolo e al macellaio che tanto a quell'ora i vigili battono un'altra zona. 
La mia vicina di soffitta ha una macchina splendente e volendo, sempre dalla finestra del bagno, puó aprire la portiera a distanza e il garage col telecomando. E sono particolari fondamentali per iniziare la giornata in zona comfort, con quell'aria snob che la contraddistingue. 
Sotto casa c'è il senso unico e deve fare il giro lungo, per questo puó allungare il percorso di una minuzia scandalosa.
La vicina di soffitta non puó arrivare tardi, perchè è il capo e sa guardare solo avanti, come chi ha la cervicale. Per questo si dimentica di salutare le persone. 
La signora, nell'antica soffitta vicino alla mia, chiude le finestre perchè ha paura dei pipistrelli e vive un po' sola. 
Credo che il suo tragitto compulsivo le faccia compagnia.

2.9.17

Pipìscina


Ci sono quelle che studiano  l'acqua mezz'ora, poi si bagnano fino all'ombelico sbattendo le braccia come uccellini implumi ed escono. Hanno fatto la pipì in vasca. 
Ci sono quelli che quando escono si sistemano il boxer sul davanti e fischiettano. Hanno appena fatto la pipì in vasca.
Ci sono i bimbi Duracell che fanno su e giù dal trampolino, poi si fermano angelici per trenta secondi e rivanno a tuffarsi con più adrenalina di prima.  Hanno appena fatto pausa pipì in vasca.
Ci sono quelle schizzinose che accompagnano i figli in piscina per sconfiggere la canicola, hanno la piega fresca da parrucchiere e non si bagnano neanche morte.  In passato hanno fatto la pipì in vasca.
Poi c'è mio figlio che si abbassa i boxer sul bordo piscina, fa uno zampillo fotonico e urla a pieni polmoni: mamma, pipì, pipì.
E io,  lì mi eclisso. 


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16.8.17

Il ritorno dalle vacanze

Devi preparare le valigie, lasciare 40 gradi e tornare sui cuccuzzoli a smazzarti la grandine. Perchè la montagna ha pensato bene ci farti un preludio invernale ad agosto, giusto per mettertela in quel posto. Comunque ti tocca, e ti rendi conto che c'è stato un miracolo, la moltiplicazione dei vestiti che incombono come un torre di Babele sulla valigia. Chiedi allora al vicino di stanza più spallato che alto, di sedercisi sopra per chiuderla. Ecco allora che cominci a riempire il primo strato del bagagliaio. La macchina, ti guarda preoccupata e con le occhiaie. Il secondo strato lo lasci all'ombrellone a pois blu, le pinne sfiancate, la sdraio militare, i milioni di giochi da spiaggia. Poi nel poco spazio rimasto infili le scatoline con le conchiglie, la stella marina fucsia e il povero paguro bernardo finito tra le mani dei miei figli.
È quasi finita e saluti i meravigliosi amici pugliesi che, essendo gente di cuore, ti hanno preparato ceste di frutta e verdura nell'orto. Ecco allora l'ultimo strato, a dare al bagagliaio quel tocco di gitano-alluvionato alla macchina.
Baci e abbracci e un po' di malinconia agli abitanti della masseria. Loro intercettano il tuo sguardo bramoso verso la torta zebrata. Te la incartano immediatamente, tanto so' gentili. Continui a salutarli, baciarli sulle guance, perchè poi ti tocca stare tutto l'inverno con caproni. Ti siedi con la torta sulla pancia e le ginocchia in bocca. Chiudi la portiera. Si ricordano all'ultimo che ami le piantine e ti regalano un mazzo di menta piperita che ti spalmerai sulle punture di zanzara e l'aloe da ripiantate, perchè l'ultima è morta di stenti. Le infili nelle taschine della portiera. L'auto ora sembra un tiramisù con in cima un orto botanico. Getti un'occhiata e percepisci altro spazio vitale. Certo, mancano i figli. Li chiami e ti arrivano con un gattino. "No, bimbi, o voi o il gatto!"
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13.8.17

18 luglio 1987, alluvione in Valtellina

Ero una bimba e i grandi ci vennero a riprendere  da un campo dell'oratorio in Valchiavenna colmo di pioggia. Quel giorno splendeva finalmente il sole, sul mio paese trasfigurato. 
Vidi acqua e fango ristagnare sull'asfalto e i marciapiedi, una sfumatura vulcanica senza senso. Poi la piazza principale, su cui si affacciava il terrazzino dei miei nonni, invasa da mezzi di soccorso e troupe televisive.
Vedere quello che non ti aspetti, la normalità trasfigurata fa salire il fango nello stomaco, anche se sei piccola e nessuno ti spiega le cose come stanno. Riassumevano tutti con 'ha piovuto' e facevano spallucce.
Allora ascoltai le voci dei grandi.
”Ussignur, la montagna è caduta, a volte capita e chi stava sotto ci è rimasto!"
"Sant Antonio Morignone è tutta coperta dall'acqua, spunta solo il campanile."
"Tutti sotto."
"E l'albergo a Tartano!"
"Ferito in mezzo. Nel ventre."
"Te lo ricordi lui? Io no. Io si, aveva anche i figli."
E tanti sospiri.
E poi la paura reale.
Paura dell'inevitabilitá, dell'essere nudi di fronte agli eventi, della precarietà della vita gracile, del destino  che salva qualcuno per prendersi il vicino.
Lo ricordo bene,  l'incertezza e il vuoto si aggrovigliarono dentro e lasciarono una traccia liquida che non si è mai impermeabilizzata.


11.7.17

e il cellulare...

Io sono una di quelle mamme-pozzo-di-San-Patrizio, ho mille pensieri per la testa e non ne concludo uno, un milione di cose da fare e le faccio male perché dimentico sempre di pagare le bollette, giro tenendo un figlio per mano e rincorro gli altri due urlando, mi cadono sempre le decine di oggetti che tengo in mano contemporaneamente.  Insomma ho una vita da funambola.
Ora temo che il cellulare  abbia preso vita propria, si accende e si spegne da solo, va in blocco, cancella le foto più decenti e i ricordi dei bimbi, invia messaggi che poi mi fa fare di quelle figure di merda pazzesca, va in blocco  quando mi serve assolutamente, si mette il silenziatore quando lo perdo in casa e lo ritrovo dopo tre giorni nelle scarpe  di mio figlio e altre performance degne di possessione.

Ecco questo per dire, ma questo risveglio di coscienza non poteva averlo il ferro da stiro? 


26.6.17

vacanza al lazzaretto

by Arkell Julie foto da pinterest

In un paesello sul lago di Como c'e un ospedale piccolo ma dignitoso. Piccolo tanto da avere vari reparti attivi e funzionanti.

Qui ho partorito i miei bimbi e qui ho ricoverato mio figlio che si é preso un virus antipatico preso da un uovo.
Per l'esattezza l'hanno appena dimesso, intrecciando la permanenza con le vacanze marine prenotate a gennaio.
Non so se potete capire ma noi di montagna attendiamo la settimana al mare come lo zucchero sui muffir colorati.   E' la ciliegina sulla torta di un anno di lavoro. Ma quest'anno l'albergo era vista lago,  con menù prevalente di purè e pastina.  Lo spazio vitale gentilmente concesso era di  venti metri e non si poteva oltrepassare la porta x problemi di infettività. Insomma vacanza al lazzaretto 2.0.